Notiziario della Buona Volontà Mondiale

LEGGI TEMPORALI E SPIRITUALI

(Leggi, Buona V Volontà olontà
e Giustizia, II parte)

Molto è detto, negli scritti di Alice Bailey, sulla natura della legge e i suoi vari tipi. Tra l’altro, due definizioni interessanti ne chiariscono efficacemente le implicazioni nella vita spirituale ed in quella temporale: “Una legge esprime o manifesta una forza applicata, per il potere del pensiero, da un pensatore o un gruppo di pensatori”(1), e “…una legge è in realtà l’effetto indotto da un’entità maggiore sui processi vitali minori in essa contenuti. Esprime un proposito formulato o la volontà ordinata di una vita in evoluzione…”(2). Sebbene tali definizioni siano, nelle loro implicazioni, di natura squisitamente spirituale, esse si prestano anche ad essere applicate alle leggi temporali.

Se ci soffermiamo su quest’ultima definizione, è possibile, per analogia, considerare una società come una vita più grande, che include i propri cittadini, ognuno essendo un piccolo organismo cellulare all’interno di una forma più vasta. Possiamo quindi pensare alle leggi di una società come all’effetto del proposito manifesto di una nazione? In effetti, la costituzione di una nazione, scritta o no che sia, è all’origine delle leggi nazionali, e può perlomeno essere vista come la formulazione parziale di un proposito nazionale. Essa incarna, in un certo grado, ciò che significa essere un buon cittadino di quella nazione, e può perciò includere riferimenti diretti alle responsabilità e ai diritti del cittadino stesso. Tuttavia, nessuna costituzione, nella sua formulazione, è in grado di includere a pieno tutte le implicazioni di ciò che costituisce “un buon cittadino”, per la semplice ragione che le dimensioni soggettive, sottili, di tale idea differiscono da nazione a nazione.

Infatti, non è cosa semplice né rapida, per uno straniero, entrare in sintonia con tutti gli elementi dell’identità psicologica di una nazione, né adeguarsi ai suoi costumi. Il non nativo, in una nazione straniera, vibra ancora in sintonia con i costumi della propria madrepatria. D’altro canto, questi elementi psicologici e comportamentali sono talmente soggettivi nella loro struttura, che non possono essere ricondotti ad una serie di regole. Il che probabilmente spiega l’acuto senso di disagio di quei paesi che si trovano a far fronte a forti e crescenti flussi migratori. Impossibile, infatti, “inoculare” nei nuovi venuti tutta una serie di valori talmente sedimentati nel carattere nazionale di un paese, da non essere facilmente definiti e identificati dagli stessi cittadini originari. Se i requisiti di un buon cittadino di una nazione non sono di facile conseguimento, quanto più difficile potrà essere il diventare un vero “cittadino del mondo”? A prima vista possiamo pensare che ciò possa unicamente richiedere una generica simpatia nei confronti del genere umano e delle condizioni in cui questo fronteggia le diverse sfide che la vita sulla Terra gli propone.

Tuttavia, pur tenendo conto delle differenze che intercorrono tra le diverse psicologie nazionali, un tale approccio sfocerebbe sicuramente in una percezione distorta di come queste sfide vengono considerate ed affrontate in società diverse dalla nostra. Un tentativo di valutare almeno approssimativamente lo sviluppo della coscienza in gruppi e nazioni è riscontrabile nelle dinamiche a spirale di Don Beck (3), mentre il lavoro di Ken Wilber ci offre un esempio dei diversi accostamenti possibili verso la comprensione e l’integrazione delle visioni interiori degli emisferi orientale ed occidentale (4). È questa, tuttavia, una dimensione speculativa che sta ancora compiendo i suoi primi passi. Siamo probabilmente ancora molto lontani dal poter sottoscrivere l’audace affermazione dello scrittore latino Terenzio: “Sono umano, nulla di umano mi è estraneo”.

Il fatto che l’idea di “cittadino del mondo”, come attitudine mentale, sia ancora un’aspirazione piuttosto che un conseguimento, è all’origine di ulteriori difficoltà pratiche. Se tale concetto deve basarsi sul riconoscimento di leggi accettate universalmente, allora come disegnare il profilo di simili leggi, tali da esprimere compiutamente nei propri obiettivi una prospettiva autenticamente internazionale? Sebbene la legislazione internazionale si occupi in larga misura delle relazioni tra nazioni, quanti devono amministrarla ed osservarne i limiti sono in ultima analisi individui, membri delle loro rispettive nazioni, necessariamente veicoli, ed interpreti, di una specifica prospettiva, doverosamente parziale e limitata. Possiamo ben dire, in verità, che il sistema legislativo internazionale, in sé ispirato per la maggior parte dalle Nazioni Unite, sta attraversando un momento di crisi. Ciò può essere parzialmente dovuto al fatto che il sistema legale internazionale si basa sul consenso che singoli stati danno alle sue regole, ed alla propria conseguente autolimitazione; e non vi è un’autorità centrale, come nella dimensione nazionale, che faccia rispettare il consenso dato.

Talché, in un momento come quello attuale, in cui numerose nazioni hanno ritirato la loro adesione da diversi trattati internazionali precedentemente sottoscritti ed approvati, vi è chi pensa ad un vero stato di crisi legale internazionale. Forse tutto ciò non è che parte di un processo naturale: fino all’emergere di una vera consapevolezza di ciò che rappresenta la cittadinanza del mondo, sarà inevitabile che gli interessi di una o più nazioni appaiano in conflitto con il bene globale, e che gli interessi nazionali mantengano la priorità. Per non parlare delle ulteriori complicazioni che, in alcune circostanze, possono sorgere da un mancato consenso su cosa sia affettivamente il “bene globale”. Ciò nonostante, l’esistenza stessa di leggi internazionali testimonia già, come presupposto, l’esistenza di un bene globale da identificare e verso il quale lavorare. Inoltre, alla luce della seconda definizione di legge poc’anzi citata, non è forse vero che la creazione di una legislazione internazionale rappresenta e dichiara implicitamente l’esistenza di un proposito globale? Non c’è di che meravigliarsi, dunque, se tanta parte di tali leggi internazionali emerge dal lavoro delle NU, unica sede dedicata all’intera gamma dei programmi autenticamente globali per il progresso e il benessere del genere umano. Il senso di uno scopo planetario emergente, per quanto rudimentale possa essere, è fondamentale in quelle aule. E contribuisce ad incarnare la condizione iniziale di volontà-di-bene espressa nella Grande Invocazione: “Il proposito guidi i piccoli voleri degli uomini”.

L’idea dell’esistenza di un proposito planetario può certo apparire strana all’immaginazione secolare, ma è tuttavia perfettamente coerente con una prospettiva spirituale. Laddove l’intero universo è visto come creazione avente un fine, allora il ruolo della Terra nell’ambito di tale creazione, per quanto permanga un mistero parzialmente non svelato, non può che essere parte di questo più vasto proposito. Il che ci apre alla vertiginosa prospettiva di leggi cosmiche dalle finalità in costante espansione. Considerazioni su alcune di queste leggi si possono trovare ne Il Trattato del Fuoco Cosmico, di Alice Bailey, mentre la stessa Autrice, nel secondo volume di Psicologia Esoterica, illustra alcune leggi che, sebbene di meno vasta portata, sono di
importanza più immediata per quanti cercano di vivere una vita spirituale nel mondo di oggi. Tali sono le Sette Leggi della vita di gruppo o di Anima, e specificatamente: la Legge del Servizio, dell’Impulso Magnetico, del Sacrificio, della Ripulsa, del Progresso di Gruppo, della Risposta Espansiva, del Quattro Inferiore. Quale il legame tra l’anima e la vita di gruppo? La spiegazione più semplice risiede nel fatto che l’anima è essenzialmente fenomeno di gruppo, consapevolezza di gruppo. Il termine “anima”, di per sé, è di difficile spiegazione, poiché la sua esistenza si svolge ad un livello di consapevolezza di gran lunga più sottile e profondo del pensiero e del sentimento ordinari, che solo strenui e costanti sforzi permettono di raggiungere. L’anima è la fonte dei valori più nobili ed elevati della vita umana, valori che, diversamente dalle differenti qualità delle varie psicologie nazionali, sono comuni all’umanità intera e dei quali i mistici e santi di ogni tradizione e fede recano testimonianza. Le qualità primarie dell’anima sono la compassione e la saggezza, e le sette leggi citate ci additano la strada verso il loro sviluppo.

s Tali leggi non possono essere imposte, né è possibile accondiscendere ad esse. Queste leggi devono essere vissute; e mediante tale esperienza di vita, l’individuo rafforza le leggi stesse, le consolida, apportando così l’energia dell’anima nella vita di ogni giorno. Ciò ha diretto riferimento con la prima definizione di legge, poiché quanto più numerosi sono gli individui che nella loro pratica di vita pensano attivamente in termini di tali leggi, tanto più potenti esse divengono, e tanto più si rendono identificabili e riconoscibili da altri. Potremo infine così sperare di assistere alla manifestazione del Regno delle Anime, che altro non vuol dire se non che l’umanità avrà finalmente appreso a governare tutte le proprie azioni sulla base di queste stesse leggi, e ciò non potrà che dare origine ad un mondo e ad una cultura di buona volontà e di rette relazioni umane, la cui manifestazione esteriore sarà una definita consapevolezza di una cittadinanza mondiale, secondo la quale ogni diversità verrà vista unicamente in termini di risposta creativa alla diversità delle condizioni di vita. Unità sul piano soggettivo e diversità oggettiva costituiranno le due grandi direttrici in base alle quali accostarsi all’unica grande Realtà della vita umana nel cosmo, finalmente percepita alla luce del suo proposito più vasto.

________________________

  1. Alice Bailey, Discepolato nella Nuova Era, Vol.I, p.60 (p.42
    ed.ingl.), Casa Editrice Nuova Era, Roma.
  2. Alice Bailey, Guarigione esoterica, p.459 (p.522 ed. ingl.)
    Casa Editrice Nuova Era, Roma.
  3. V. per esempio. Don Edward Beck e Christopher C. Cowan,
    La dinamica della spirale : padroneggiare i valori, la leadership,
    il cambiamento. Blackwell, Malden and Owford 1996. E sul
    web: www.spiraldynamics.net
  4. V. per esempio: Ken Wilber, L’occhio dello spirito: una
    visione integrale per un mondo che ammattisce lentamente,
    pp71-9, Shambala, Boston , 1997, e sul web all’indirizzo:
    www.wilber.shambala.com

Début de Page