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IL DIVINO IMPRENDIT IMPRENDITORE
Tra quanti si adoperano per l’edificazione di un mondo nuovo,
alcuni pensano agli affari se non come ad un ambiente totalmente
ostile, quanto meno come a qualcosa di non spirituale. Tuttavia,
gli affari costituiscono i mezzi primari di manipolazione della
sostanza materiale del pianeta. Oggigiorno, il mondo degli affari
informa di sé tutti i complicati processi di localizzazione,
estrazione e trasformazione della materia di cui si sostanzia
il mondo umano. E se nel passato tutto ciò non è
sempre avvenuto all’insegna della saggezza, ciò non
vuol dire che un’azione da questa ispirata non sia da perseguire
per il futuro. La cosa più necessaria, per tutti, è
una radicale revisione dei propri atteggiamenti nei confronti
della materia, e la realizzazione di un nuovo, spiritualizzato
materialismo. Per quanti si trovano ad operare nel mondo economico
e finanziario, ciò comporta ridimensionare l’intensità
del proprio desiderio di esclusivo controllo della materia, ed
una maggiore adesione a ciò che può essere fatto
per il bene di tutti. Per quanti ne sono estranei, ciò
vuol dire maggiore rispetto verso l’energia creativa che
gli uomini d’affari applicano per dare forma alla materia,
in quanto fondamento di una più facile e feconda cooperazione
reciproca. Ciò che tutti dobbiamo riconoscere è
la verità profonda secondo la quale “la materia è
spirito al punto più basso di manifestazione, e lo spirito
è materia al suo punto più elevato”. Pertanto
gli affari non sono meno spirituali per il fatto di lavorare con
e sulla materia, sempre che l’intenzione sia quella di elevarla
contribuendo così alla realizzazione del suo destinospirituale.
Tutto ciò, a sua volta, implica il giusto spirito di condivisione:
della materia, del potere di darle forma, e del potere di organizzare
le forme che ne risultano. Allora il mondo
degli affari contribuiràimmancabilmente ad un maggiore
benessere per l’umanità.
Considerare il business sotto il profilo spirituale non di rado
produce sorprese. Per esempio, si assiste alla tendenza crescente
ad esprimere l’idea di spiritualità anche sul proprio
posto di lavoro, organizzando tempi e luoghi adatti ad una pratica
spirituale, attraverso esercitazioni di gruppo e seminari, e tramite
una revisione profonda degli scopi e missioni delle imprese stesse.
Segno promettente, che testimonia come vi sia l’esigenza
crescente di integrare i propri valori più alti con le
mansioni svolte. Tutto ciò non deve farci dimenticare il
fatto, fondamentale, che l’intima natura del lavoro, in
se stessa, è spirituale. La spiritualità non è
un’etichetta da appiccicare ‘dopo’.Forse,
se riflettessimo sulla natura delle energie profonde di coscienza
che sono prevalentemente all’opera nel campo dell’imprenditorialità,
ci renderemmo meglio conto della sua essenziale spiritualità.
Tre, in particolare, sono le caratteristiche che emergono. La
prima è la leadership: pur non essendo peculiare del mondo
degli affari, è in questo campo di estrema evidenza, essendo
considerata come motore primario di successo. Di conseguenza,
alcune delle più interessanti riflessioni sui diversi tipi
di leadership si trovano nelle pubblicazioni del mondo degli affari.
È invalso il concetto, per esempio, di leadership-di-servizio
(servant-leadership), termine coniato da Robert Greenleaf, che
così lo definisce: “Il servant-leader prima di tutto
è un servitore. I suoi primi passi si basano sul sentimento
spontaneo della volontà di servizio, prima di ogni altra
cosa. Poi, la scelta consapevole lo porta ad aspirare al ruolo
di guida”.(1) Questo esplicito.
allineamento con il servizio
porta in modo naturale la spiritualità degli affari a crearsi
uno sbocco e un modo di espressione.
La seconda importante qualità
nel campo imprenditoriale, è l’innovazione. Questa
include due tra le fondamentali tendenze dell’uomo: l’impulso
a comprendere l’universo sempre più profondamente,
e quello di creare forme sempre nuove e migliori. Il primo si
esprime tramite la ricerca e lo sviluppo, lì dove scienza
e business si incontrano, ed interagendo, producono tecnologia.
Si investiga nel profondo della materia per trovare nuove forme
per la sua espressione produttiva. Ciò è sempre
più importante in quest’era di Information &
Comunication Technology (ICT) e di Biotecnologia. L’impulso
a perfezionare le forme non è esclusivo della ricerca,
ma include anche il senso del bello, sul quale i designers lavorano.
Così, nel momento in cui spendiamo sempre più tempo
ad interagire gli uni con gli altri per mezzo di computers ed
altre tecnologie, anche gli psicologi sono chiamati a svolgere
il loro compito nel disegnare le interfacce tra uomo e macchina.
Apple è un esempio di un’impresa che tende a coniugare,
con pari importanza, design e ricerca tecnologica.
Il paradigma di questo spirito
innovativo è rappresentato dall’imprenditore che
intraprende nuove iniziative d’affari allo scopo di fornire
un prodotto o un servizio nuovo o radicalmente perfezionato.Debutta
forse operando su scala limitata, ma con la disponibilità
ad accettare significativi rischi finanziari. Possiede la capacità
speciale, che spesso richiede tipi diversi di abilità,
di radicare una visione nella realtà di forme concrete.
È soprattutto un individuo intraprendente. Alcuni hanno
ritenuto opportuno estendere il concetto di imprenditorialità
oltre la comune accezione, limitata al mondo degli affari, all’idea
di “imprenditore sociale”(2), indicando con questo
termine quanti applicano le loro capacità imprenditoriali
nel campo delle iniziative non-profit. Essi si adoperano all’identificazione
di soluzioni innovative per quelle situazioni problematiche in
cui uno stato, o una comunità, si rivela incapace o riluttante
a fornire aiuto a quanti sono nel bisogno. Essendo la loro motivazione
primaria quella del servizio agli altri, possono ad ogni buon
conto essere considerati come la controparte del servant-leader
già citato: il servitore-imprenditore. Per citare uno dei
più famosi: Muhammad Yunus, ideatore e fondatore dell’istituto
del microcredito, la Grameen Bank
Immaginare un mondo
migliore
Imprenditori e leaders non
sono altro che gente capace di visione, laddove la visione, e
la previsione, costituiscono elementi d’importanza vitale
nel campo degli affari. Ed è precisamente a questo punto
che una cauta sorveglianza da parte dei politici e dell’opinione
pubblica può essere opportuna, perché gli imprenditori,come
tutti coloro che hanno una visione, possono esserne trascinati
lontano, indotti a considerare in modo esclusivo la loro versione
del futuro possibile ed a pensare che quanti non la condividano,
o non ne siano consapevoli, debbano comunque essere persuasi,
ed anche obbligati, alla cooperazione. Nel campo degli affari,
si verificherà allora una competizione distruttiva e sleale
con l’intento di dominare il mercato, e la conseguente tendenza
alla formazione di cartelli e monopoli. Ma quando la lungimiranza
nel campo degli affari si coniuga armoniosamente con i più
vasti obiettivi sociali, come nel caso di numerose compagnie petrolifere
che stanno attualmente investendo somme considerevoli nella ricerca
di fonti di energia rinnovabile, allora vi è certamente
la possibilità che emerga un mondo migliore per tutti.
Se il potere di innovare e
di creare nuove forme costituisce lo speciale corredo dell’imprenditore,
la capacità di organizzare e gestire quelle già
esistenti ne rappresenta la garanzia di continuità. Questa
terza grande caratteristica è quella che forse si tende
ad associare con maggiore facilità al mondo degli affari.
Sostanzialmente, si tratta dell’abilità di stabilire
corretti rapporti tra denaro, materiale specifico e persone in
vista del soddisfacimento dello scopo. Richiede un approccio disciplinato
e ritmico sia al tempo che allo spazio. Nessuna meraviglia, dunque,
all’accento posto sia dai consulenti aziendali che dagli
scrittori (3) sull’importanza per il dirigente di assumere
il controllo totale del proprio tempo e del proprio spazio, affrancandosi
dalla necessità di gestire direttamente i progetti che
coinvolgono altre persone, materie prime, relazioni con la clientela,
ecc., fattori di cui sono responsabili.
Un altro aspetto dell’autolimitazione
del dirigente nell’organizzare è quello di assicurare
l’osservanza delle leggi nazionali ed internazionali, dei
regolamenti industriali e delle politiche societarie. E mentre
le leggi sono imposte dall’esterno, spesso i regolamenti
sono accordi stabiliti tra compagnie nello stesso settore produttivo,
il che mette in gioco fattori chiave quali il libero arbitrio
e il sacrificio, dato che l’osservanza può tradursi
nel sacrificio di vantaggi competitivi. Analogamente, la politica
aziendale custodirà gelosamente i valori essenziali dell’impresa.
La crescente comprensione da parte dell’umanità dei
significati dell’interconnessione porta ognuno a riconoscere
che un’attività imprenditoriale i cui valori siano
integri ed equilibrati ha i migliori requisiti per essere sostenibile
e proficua nel lungo termine. Frank Dixon, consulente della Innovest
Strategic Values Advisors, sottolinea la necessità di una
‘totale responsabilità aziendale’ (Total Corporate
Resposibility - TCR):
“Il concetto di TCR
incoraggia le imprese a lavorare insieme ad altri per il conseguimento
di quei cambiamenti sistematici che le rendano totalmente responsabili.
Il TCR è in realtà la sfida più difficile
che la dirigenza debba fronteggiare e, in quanto tale, è
un perfetto indicatore di qualità manageriale, principale
agente dei profitti sul mercato azionario.(…) Il modello
concettuale del TCR si basa su tre idee: interconnessione, attualizzazione
e posterità. (…) L’interconnessione rimanda
l’iniziativa imprenditoriale ad un tutto più vasto
a cui è connessa. Con questa consapevolezza, l’impresa
tenderà a mitigare tutti gli impatto negativi primari e
secondari sulla società. (…) Attualizzazione significa
che lo scopo fondamentale del business è quello di aiutare
la società nella realizzazione delle sue potenzialità
migliori, e questo, col tempo, si traduce in uno spostamento dell’ottica
originaria, che tende a privilegiare i massimi profitti a breve
termine, verso il massimo benessere sociale. Paradossalmente,
proprio questo cambio di prospettiva, più neutrale nei
confronti dei profitti, può tradursi in maggiori guadagni,
poiché le aziende sono premiate per essere di maggiore
servizio alla società.( …) Posterità definisce
l’obbligo fondamentale della generazione attuale di preservare
e migliorare la società a beneficio di quelle future. (…)
Ogni altro obiettivo dovrebbe essere subordinato a questo. In
pratica, ciò significa che ogni decisione dell’impresa
deve essere presa nella massima misura possibile nell’ottica
del benessere delle generazioni future…”(4)
Il richiamo al servizio, dunque,
risuona a pieno anche per i dirigenti.
Col procedere in questo periodo
di transizione, sempre più numerosi, nel mondo imprenditoriale,
sono i segnali di progresso in questo o quel campo. La sfida per
il nostro futuro è creare un sistema di affari in cui la
leadership, l’innovazione, la dirigenza siano tutte motivate
in primo luogo dal servizio, e animate da una profonda comprensione
della sacralità intrinseca della materia. Una volta innescato
definitivamente tale processo, allora il flusso di beni e servizi
non potrà che muoversi automaticamente verso una distribuzione
più equa, e il mondo degli affari potrà finalmente
riflettere quell’origine spirituale che esso condivide con
ogni altra sfera dell’attività umana
(1) Citazione dal sito web
del Greenleaf Center for Servant- Leadership, www.greenleaf.org/leadership/servant-leadership/
What-is-Servant-Leadership.html . Per ulteriori informazioni,
The Robert K. Greenleaf Center for Servant-Leadership
921 East 86th Street, Suite 200, Indianapolis, IN 46240 U.S.A.
Tel: +1-317-259-1241; Fax: +1-317-259-0560; Web:
www.greenleaf.org
(2) Cfr., per es., il magazine
online ODE , “Real people building
a better world” by David Bornstein al sito www.odemagazine.-
com/article.php?aID=3891
(3) Si veda ad esempio opere
quali il libro di Stephen Covey
The Seven Habits of Highly Effective People, Fireside, New
York, 1989; e, di David Allen Getting Things Done, Piatkus,
London, 2002.
(4) Pubblicato in Ethical Corporation Magazine, www.ethicalcorp.
com Dicembre 2003.
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