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Riflessioni sullo Tsunami
l 26 dicembre 2004 è
una data che rimarrà impressa nella psiche umana ancora
per molti anni a venire. Un disastro dalle dimensioni così
immani che si situa quasi aldilà della nostra capacità
di comprensione. Più di 200.000 morti. Forse 5 milioni
di senza tetto. Comunità intere spazzate via, come se non
fossero mai esistite. Una simile devastazione avrebbe potuto indurre
alla disperazione eppure l'enorme risposta di doni ed azioni dettati
dalla compassione dimostra che "il cuore dell'umanità
è sano". La portata enorme del disastro significa
che ogni discussione su di esso sarà fatalmente parziale.
Quanto segue sono alcune riflessioni proposte nella speranza che
alcune di esse si rivelino utili.
Viviamo in un pianeta, e
in un universo, di cui catastrofi e cataclismi sono parte integrante.
Delle meteore hanno colpito la Terra, estinguendo grandi parti
di tutte le creature viventi; vulcani giganteschi hanno devastato
aree immense e cambiato il clima planetario; il livello dei mari
si è alzato ed abbassato, ridisegnando i contorni delle
terre abitabili. Poiché tali eventi si verificano in modo
relativamente infrequente ( relativamente al breve lasso di tempo
della civiltà umana), ci sembra difficile concepire il
loro colossale impatto. Eppure essi si verificano, e dobbiamo
cercare di trovare il modo di riconoscere questo fatto. Possono
verificarsi domani, o tra un migliaio di anni, o un milione. La
loro imprevedibilità dà una scossa salutare alla
vita confortevole e compiaciuta dei paesi più ricchi. Il
fatto che avvenimenti simili potrebbero colpire noi tutti ci può
portare ad aumentare il senso dell'unità umana; e la generosità
senza frontiere del pubblico, dei governi e del mondo degli affari
nel caso dello tsunami ne è un segno tangibile e rincuorante.
Le dimensioni di questo disastro
si estendono su quasi tutta la parte meridionale di un continente,
e il bilancio mortale interessa paesi ancora più lontani.
Eppure, se crediamo sinceramente che la Vita è presente
in tutto l'universo, ugualmente appassionante nel più piccolo
atomo come nella più vasta struttura cosmica, apparendo
in un'infinita varietà di forme, allora possiamo almeno
cominciare ad accettare il fatto che la scala di tali avvenimenti
è grande soltanto relativamente allo spazio cosmico molto
limitato del nostro pianeta.
E se prendiamo sul serio
la nozione secondo la quale la Vita stessa è eterna, e
non può essere distrutta, anche se possono cambiare le
forme sotto le quali essa appare, allora possiamo riconoscere
che la fine di così tante forme insieme, pur se terribile
per tutti coloro che sono implicati, non sminuisce la Vita in
quanto tale. E se riflettiamo ulteriormente sul fatto che ci vuole
solo una settimana di malnutrizione e di malattie evitabili per
distruggere lo stesso numero di vite, e che questo succede ogni
settimana, allora forse può cominciare ad emergere una
prospettiva più equilibrata.
A volte chiamiamo questi
avvenimenti "atto divino" poiché quale altra
entità potrebbe operare su tale scala? Questo induce alla
tentazione di cercare in qualche modo di " gettare la colpa"
su Dio, tentazione identificata da Rowan Williams, Arcivescovo
di Canterbury(1), e dal rabbino Michael Lerner(2) . Le loro risposte
a questa tentazione sono utili ed illuminanti in questo tristo
periodo di lutto.
Rowan Williams suggerisce
che è sbagliato pensare a Dio come a un burattinaio, sia
per quanto riguarda le azioni umane sia per i processi mondiali.
Il mondo ha le sue proprie caratteristiche, e noi dobbiamo imparare
a vivere con queste caratteristiche. Tuttavia egli ammette che
riconoscere ciò sia di per sé una magra consolazione
di fronte ad immani disastri. Ad ogni modo la fede in Dio è
sopravvissuta più e più volte a tali catastrofi,
poiché i credenti non possono negare quanto è stato
loro rivelato: che la vita è un dono, che sono chiamati
ad accettare la misericordia di Dio per se stessi e a renderla
reale per altri, e che esiste una certa realtà di fronte
alla quale rimangono solo la meraviglia ed il silenzio. Continua
dicendo che la cosa più importante in questo aspetto è
che i credenti hanno imparato a considerare le altre persone con
un po' di quelle stesse meraviglia e silenzio che Dio ha ispirato
loro. Così riconoscono la preziosità infinita di
ogni vita umana, che richiede un impegno appassionato verso i
sopravvissuti, per aiutarli in ogni modo possibile.
Rabbi Lerner fa notare che
chiedersi dove fosse Dio durante lo Tsunami può essere
un tentativo di evitare la domanda: dov'era l'umanità?
In altre parole, perché non siamo stati capaci di assumerci
delle responsabilità serie per il benessere del prossimo
nel nostro pianeta? Per collocare la dimensione dello tsunami
nel suo contesto, egli immagina una situazione in cui, ogni giorno,
i mass-media mettano in prima pagina i 29.000 bambini che muoiono
ogni giorno di malattie evitabili e di malnutrizione, sottolineando
al tempo stesso l'eccessiva ricchezza dei paesi industrializzati.
Egli considera che se tali storie fossero raccontate quotidianamente,
l'innata bontà degli esseri umani si ribellerebbe rapidamente
contro le strutture sociali che rendono possibili tutte queste
sofferenze, e voterebbe per dei leader la cui priorità
sia la soluzione di questo malessere planetario. Egli presume
che uno dei motivi per cui questo non accade sia il fatto che
lo tsunami è un disastro "naturale", cosicché
nessuna persona o gruppo può essere identificato come colpevole.
Questa idea può essere estesa se pensiamo che un dato problema,
come la povertà o le malattie, sia in origine almeno parzialmente
dovuto all'uomo, possiamo considerarlo irresolubile fino a quando
non vi sia un cambiamento totale e permanente del cuore umano.
Forse un altro motivo è che, poiché la perdita di
vite umane nello tsunami si è concentrata in un periodo
così breve, è di per sé più visibile
e "fa più notizia".
Guarigione e trasformazione
Come Rowan Williams, Rabbi
Lerner dice di non avere una risposta semplice alla domanda del
ruolo di Dio nello tsunami . Dice comunque di avere due risposte,
che sono due modi diversi di pensare alla natura di Dio. Il primo
modo è pensare a Dio come ad una forza di guarigione e
trasformazione nell'universo, la fonte di amore, bontà,
generosità, giustizia sociale, pace e coscienza in evoluzione
continua, che permea di sé ogni atomo vivente e si muove
continuamente verso un più alto livello di amore e di contatto
e di consapevolezza. In altre parole il rabbino Lerner suggerisce
che Dio possa essere identificato con la forza e la direzione
dell'evoluzione. In questo contesto, Lerner riprende Williams
nel proporre che Dio ciononostante non è responsabile di
tutto che succede.
Il secondo modo di concepire
Dio è adottare l'opinione che i disastri naturali sono
collegati in modi che noi non possiamo ancora conoscere, a causa
delle distorsioni etiche e spirituali della vita e della coscienza
al loro attuale stadio di sviluppo. Ciò prende sul serio
la nozione che la Terra stessa sia viva, e che le sue energie
non possono raggiunger il pieno equilibrio fin quando i regni
morale e spirituale siano maggiormente in armonia con il disegno
morale ultimo dell'universo. Così lo spostamento delle
placche tettoniche, le stravaganze del cambiamento climatico,
e la continua mutazione delle malattie sono tutti, in tale visione,
da ultimo collegati con i codici etici dell'umanità, codici
etici che sono un tentativo in continua evoluzione di conformarsi
a ciò che noi crediamo che Dio voglia da noi.
Questa opinione fa gravare
un dovere speciale sulle spalle dell'umanità, in quanto
regno della natura in cui il requisito principale per un comportamento
etico, il libero arbitrio, emerge per la prima volta. Lerner stesso
ha alcune riserve su questa prospettiva ad esempio egli osserva
che può essere frainteso come rimprovero agli individui
per le loro stesse sofferenze. La sua risposta è che l'ordine
del karma non si manifesta su una base da singolo a singolo, e
non implica che tutti coloro che soffrono in un disastro siano
ugualmente responsabili per il disordine morale che ad esso ha
portato. D'altro canto, vi è l'implicazione che, in un
certo senso, ognuno su questo pianeta ha una parte della responsabilità
per la distorsione generale dei valori, e quindi per i disastri,
ovunque e in qualsivoglia momento si verifichino .
Immanenza e trascendenza
Entrambi i modi di Lerner
di pensare a Dio e allo tsunami possono essere collegati alle
idee presentate nelle opere di Alice Bailey. Ad esempio, Bailey
propone che il clima sia influenzato dalla coscienza umana, e
che la Terra stessa sia viva in un senso non ancora pienamente
compreso e riconosciuto dalla scienza moderna (anche se l'ipotesi
su Gaia di James Lovelock è un significativo passo in questa
direzione). Ella presenta Dio come al tempo stesso una presenza
immanente in tutti gli esseri viventi, che dà vita e coscienza
ad ogni forma, da un atomo a un pianeta fino ad una galassia ed
oltre, e come un qualcosa che trascende da ultimo tutte queste
forme per dirla con le parole di Krishna: "avendo pervaso
l'intero universo con un frammento di Me stesso, io rimango".
E questa presenza e questo essere trascendente hanno uno scopo,
e propellono l'evoluzione fisica e conscia verso livelli sempre
più elevati, di espressione perfetta. Questa forza propulsiva
dietro l'evoluzione è spesso identificata con l'amore,
concepito in senso lato. Questo si ricollega all'idea di Rowan
Williams che la prima risposta di fronte a tali disastri debba
essere la compassione. Inoltre, Bailey sottolinea il fatto che
c'è inevitabilmente un certo grado di resistenza entro
la materia stessa a questa pressione evolutiva, resistenza che
può portare all'accumularsi di tensioni sia nel mondo materiale
sia nel mondo della coscienza, tensioni che, a meno che siano
fatti degli sforzi coscienti per alleviarle, possono improvvisamente
scoppiare. La sua concezione del complesso operato del karma a
più livelli personale, di gruppo, di nazione, di specie
e planetario fornisce un quadro all'interno del quale si possa
esplorare un nesso causale tra il comportamento umano e gli eventi
planetari, anche se, come suggerisce Lerner, al nostro livello
attuale di maturità spirituale è assai dubbio che
sia possibile raggiungere una qualche conclusione definitiva.
Dal punto di vista più
cosmico delle opere di Bailey, un'altra dimensione della domanda
sul "ruolo" di Dio nel disastro dello tsunami è
l'idea che la nostra umanità terrestre non può aspettarsi
di essere il solo centro dell'attenzione divina. Mentre il nostro
contributo al progresso della vita e coscienza è vitale
entro i confini della Terra, è pur sempre solo un modesto
contributo al vasto Tutto che si dispiega continuamente. Così
per esempio gli aggiustamenti al flusso della vita altrove nel
sistema solare possono indirettamente influenzare la vita qui,
così come ogni cambiamento circoscritto in un organismo
- mangiare cibo, essere punto, ecc.- avrà degli effetti
sul Tutto. Questa è semplicemente un'estensione del pensiero
precedente che le catene, o meglio reti, di causa ed effetto nell'universo
sono più complesse e sottili di quanto la mente umana possa
concepire. E queste reti di azioni e reazioni sono un'espressione
dell'esplicarsi della Vita di tutti gli esseri ovunque. O per
dirla con il poeta Francis Thompson, "Tutte le cose da un
potere immortale, / Vicino e lontano, / Segretamente / Le une
alle altre sono legate, / Che tu non possa smuovere un fiore /
Senza turbare una stella."
La devastazione fisica causata
dallo tsunami è enorme. Larghe parti di infrastrutture
costiere sono state spazzate via, complicando gli sforzi di soccorso.
L'agricoltura costiera è stata danneggiata, e i campi e
i pozzi avvelenati dal sale sotto l'impeto del mare ci metteranno
molto tempo a guarire. Un elemento positivo che è emerso
è stato il dispiego rapido di soldati di molte nazioni,
addestrati a trovare delle soluzioni laddove i trasporti e le
comunicazioni sono interrotti. La ricostruzione di migliaia di
case e negozi, e di strade che colleghino le comunità tra
loro prenderà tuttavia molto tempo, il che significa che
lo sforzo di soccorso deve essere mantenuto a medio e lungo termine.
Speriamo che questo aiuti ad ampliare l'orizzonte di pianificazione
dei donatori, e dell'umanità tutta, poiché vi è
sempre la tentazione di riparare alla bell'e meglio.
Preghiera, silenzio, servizio
Sanare il danno fisico, nel
quadro di una massiccia iniziativa globale, tale da avere il proprio
minimo punto di compimento nella restituzione, a tutti, di un
nuovo alloggio sicuro (senza trascurare un possibile miglioramento
delle condizioni globali di vita, dato che molti non avevano,
prima, accesso ad acqua pulita e a condizioni sanitarie accettabili).
E tuttavia: la percezione
interiore, soggettiva, degli avvenimenti, la sofferenza tremenda,
l'angoscia, la fine improvvisa di quelle che erano oltre 200 mila
uniche, peculiari "finestre" sul mondo, la disgregazione
su vasta scala di relazioni familiari, di rapporti comunitari,
la drammatica disintegrazione di ogni capacità di sostentamento…
In verità è
questa l'autentica lacerazione, talmente profonda da lasciare
cicatrici traumatizzanti per lungo tempo, nel futuro.
E' questa la vera ferita
inferta al cuore del mondo. E siamo chiamati a sanarla attraverso
la nostra preghiera, nel silenzio, e mediante il servizio.
Il riconoscimento di tutta questa tremenda sofferenza non deve
tuttavia impedirci di valutare quanto di positivo il futuro possa
portare. Un tale brusco accadimento ha dischiuso, in luoghi come
Aceh e Sri Lanka, la possibilità di risolvere conflitti
di lunga data. Di questo sembrano già esserci segni concretamente
evidenti in Sri Lanka, dove un imprenditore cingalese, di sua
iniziativa, ha guidato il suo camion in territorio Tamil, distribuendone
il carico tra gli abitanti di quella regione. Dove un ministro
del governo ed un esponente delle Tigri Tamil hanno posto le basi
per un lavoro comune, dopo le devastazioni dello tsunami. E dove
il Sarvodaya Shramadana Movement, una delle maggiori ONG dello
Sri Lanka, ha fatto appello a tutti gli abitanti affinchè
cooperino alla creazione di una nuova, comune visione del loro
paese. Una tregua informale è in corso ad Aceh, e la finlandese
Crisis Management Iniziative, guidata dall'ex presidente Martti
Ahtisaari, conferma l'incontro, fissato per il 24 Gennaio, tra
ufficiali governativi e capi ribelli, al fine di definire un cessate
il fuoco formale.
Un altro possibile sviluppo
positivo risiede nell'opportunità di una più stretta
collaborazione tra i paesi colpiti, particolarmente nella creazione
di un sistema di allarme per eventuali future calamità
analoghe. L' ONU è istituzionalmente chiamatA a far parte
di tale processo: la sua opera di coordinazione dei soccorsi ne
ha dimostrato il valore essenziale, dopo le recenti, pesanti critiche.
Nel quadro delle iniziative di sostegno finanziario, inoltre,
è stata subito considerata la possibilità della
cancellazione del debito per le nazioni maggiormente colpite,
il che ha conferito nuova concretezza a quest'ipotesi anche per
molti altri paesi del mondo. Il minore impatto subito dalle aree
protette dalle foreste costiere di mangrovie hanno d'altra parte
dimostrato l'importanza di conservare tali difese naturali e,
per estensione, sollevato la questione della comprensione da parte
dell'umanità del ruolo e dell'importanza degli altri regni
di natura, e della nostra relazione con essi ( è stato
notato come vi siano state molte meno vittime animali di quanto
ci si sarebbe potuto aspettare: molti di essi fuggirono verso
l'interno prima dell'arrivo dello tsunami).
Un altro esempio di come
questo tremendo disastro abbia incrementato la consapevolezza
dell'esistenza di rapporti sbagliati, è stato il forte
accento posto sul traffico umano, di donne e bambini, in alcuni
paesi. E questo non può che essere di aiuto nello sradicamento
di questo indegno commercio.
Il sottosegretario delle
NU per gli affari umanitari, Jan Egeland, con pieni poteri nella
coordinazione nelle iniziative di soccorso, ha fatto notare come
il modo encomiabile con cui il modo intero ha saputo rispondere
al disastro dovrebbe diventare il nuovo standard in materia di
soccorsi in ogni parte del mondo. Ha voluto anche ricordare a
tutti come l'ampiezza degli avvenimenti non debbano relegare in
secondo piano le numerose altre situazioni del mondo in cui piani
di emergenza e di soccorso sono necessari e vitali; in particolare
come i fondi destinati debbano provenire da nuovi stanziamenti,
e non già semplicemente dirottati dagli altri budget previsti
per aiuti.
Unità
In ultima analisi, è
da sperare che la vera e duratura eredità lasciataci da
quest'evento non consista tanto in qualche atto fisico di soccorso,
quantunque ognuno di questi sia vitale, quanto nel sentimento
più soggettivo dell'unità e della solidarietà
umana che tali accadimenti hanno saputo creare. Se questa consapevolezza
potrà vivificare i numerosi incontri, internazionali, nazionali
e locali che hanno per oggetto tutti i problemi che sorgono continuamente
sul cammino dell'uo mo, allora la possibilità per l'uomo
di compiere un reale, ulteriore passo evolutivo diverrà
effettiva. Un passo che ci avvicinerà alla mèta,
la realizzazione del regno dei cieli sulla Terra, di quello stato
soggettivo di giustizia nelle relazioni umane, con tutto ciò
che esso implica sotto il profilo dell'uguaglianza, della giustizia
e della dignità umana. Un attributo fondamentale dell'evoluzione
progressiva di Vita e Coscienza nel nostro universo, che sempre
tende a mutare le cattive circostanze in conseguimenti positivi.
A questo tutti possiamo partecipare, "riprocessando",
quasi letteralmente, questo ed altri eventi importanti, vale a
dire trasformando il senso ed il significato che possono avere
per noi stessi e per gli altri mediante la riflessione, la meditazione(3)
e l'azione di servizio. Ciò facendo, diveniamo punti radianti
di luce e d'amore, parte del vasto network di servitori che lentamente
ma costantemente contribuiscono all'elevazione e alla redenzione
del genere umano, così come degli altri regni di natura.
Del servizio di molti, se non di tutti, nessuno forse tesserà
le lodi, ma non ha importanza. Ciò che importa è
che questo sentiero di servizio è davanti ad ognuno, e
che più elevato sarà il numero di quanti vorranno
percorrerlo, più velocemente conseguiremo lo scopo: rette
relazioni, dovunque nel mondo. Da quanto detto in precedenza circa
il rapporto tra Dio e l'evoluzione cosmica, trovare il proprio
posto in questo cammino di servizio, significa letteralmente accettare
la responsabilità, ognuno nella propria minima parte, di
co-creare il futuro con Dio stesso. Terribile compito, ma felice.
1). "Of course this makes
us doubt God's existence" ("Indubbiamente, ciò
ci fa dubitare dell'esistenza di Dio), di Rowan Williams, Telegraph
(www.telegraph.co.uk),
4 gennaio 2005.
2). "Where was God in
the Tsunami? And where has humanity been?" ("Dov'era
Dio nello tsumani? E dov'è stata l'umanità?"),
del Rabbino Michael Lerner, Tikkun (www.tikkun.org),
3 gennaio 2005.
3). Una meditazione che i
lettori possono trovare appropriata è la Meditazione della
Buona Volontà, disponibile sul nostro sito: www1.lucistrust.org/goodwill/medgroup/outline.shtml
. Disponibile anche un opuscolo con dettagli esplicativi (v. indirizzi
in ultima pagina).
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