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Introduzione alla meditazione

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Notiziario della BVM 3-2006 Nuovo
Bollettino dei Triangoli
No. 157 -2006
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C. I meccanismi del processo meditativo

Le ipotesi sulle quali poggeranno le nuove teorie delineate possono essere espresse nel modo che segue.

Primo. Il centro di energia tramite il quale l’anima agisce è nel cervello superiore. Durante la meditazione, se questa è efficace, l’energia dell’anima fluisce nel cervello e produce precisi effetti sul sistema nervoso. Se invece la mente non è dominata e la natura emotiva ha il predominio (come nel caso del vero mistico), l’effetto viene registrato soprattutto nell’apparato senziente, gli stati emotivi dell’essere.

Quando la mente è il fattore dominante, l’apparato pensante, nel cervello superiore, è spinto ad una attività organizzata. Chi medita acquisisce una nuova capacità di pensare in modo chiaro e potente…

Secondo. La regione del corpo pituitario è la sede delle facoltà inferiori, quando siano coordinate, come è il caso dell’essere umano più evoluto. Là esse sono coordinate e sintetizzate e, secondo quanto affermato da certe scuole di psicologia e di endocrinologia degne di stima, si trovano le emozioni e gli aspetti più concreti della mente (derivanti dalle abitudini del genere umano e da istinti ereditari, e che pertanto non richiedono l’uso della mente creativa o superiore)…

Terzo. Quando la personalità - la totalità degli stati fisici, emotivi e mentali - è di ordine elevato, il corpo pituitario funziona con efficienza accresciuta e la vibrazione del centro di energia che si trova nelle sue vicinanze diviene assai potente. Si deve osservare che, stando a questa teoria, quando la personalità è invece di ordine inferiore, quando le reazioni sono principalmente istintuali e la mente è praticamente inerte, il centro di energia è allora in vicinanza del plesso solare, e l’uomo è di natura più animale.

Quarto. Il centro nella regione della ghiandola pineale e il cervello superiore sono posti in attività quando si impara a focalizzare l’attenzione cosciente nella testa…

I vari canali di percezione sensoriale entrano in uno stato di quiete. La coscienza dell’uomo reale non si volge più all’esterno servendosi dei suoi cinque canali di contatto. I cinque sensi sono dominati dal sesto, la mente, e tutta la coscienza e la facoltà percettiva dell’aspirante vengono sintetizzate nella testa, volte all’interno e verso l’alto. La natura psichica ne viene soggiogata e il piano mentale diventa il campo di azione dell’uomo. Questo processo di ritiro o di astrazione si suddivide in stadi:

  1. astrazione della coscienza fisica, ossia della percezione tramite l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’olfatto. Queste modalità di percezione temporaneamente si assopiscono, la percezione è semplicemente mentale e la coscienza cerebrale è l’unica cosa attiva sul piano fisico;
  2. ritiro della coscienza nella regione della ghiandola pineale, in modo che la percezione sia accentrata in un punto fra il centro della fronte e la ghiandola pineale.

Quinto. Quando ciò sia compiuto, e l’aspirante acquisisca la facoltà di focalizzarsi nella testa, il risultato dell’astrazione è il seguente:

I cinque sensi vengono sintetizzati dal sesto, la mente. Questa è il fattore coordinante. In seguito si comprenderà che l’anima svolge una funzione analoga. La triplice personalità viene così posta in diretta comunicazione con l’anima, e… a poco a poco chi medita finisce per perdere la coscienza delle limitazioni della natura corporea, e il cervello può essere direttamente impressionato dall’anima tramite la mente. La coscienza cerebrale è tenuta in stato di attesa positiva e tutte le sue reazioni al mondo fenomenico sono completamente, anche se temporaneamente, inibite.

Sesto. La personalità intellettuale di ordine elevato, con il centro di attenzione focalizzato nella regione del corpo pituitario, comincia a vibrare all’unisono con il centro superiore nella regione della ghiandola pineale. Si origina allora un campo magnetico tra l’aspetto positivo dell’anima e la personalità in attesa, resa ricettiva dall’attenzione focalizzata. Allora, ci vien detto, la luce irrompe, ed ecco l’uomo illuminato e l’apparire della luce nella testa.

Tutto questo è il risultato di una vita disciplinata e della focalizzazione della coscienza nella testa. Ciò è a sua volta ottenuto con lo sforzo di vivere concentrati nella vita quotidiana e anche mediante precisi esercizi di concentrazione. A questi segue la pratica della meditazione e, dopo molto tempo, la capacità di contemplare.

Quanto precede è un breve riassunto della meccanica del processo che è necessariamente succinto e incompleto. Sono tuttavia idee da accettare in via sperimentale prima di potersi accostare in modo intelligente alla meditazione…

Formulata e temporaneamente accettata la nostra ipotesi, procediamo nel lavoro fino a quando essa non si dimostri errata o la nostra attenzione non se ne distolga. Un’ipotesi non è necessariamente falsa se non si dimostra vera entro un limite di tempo da noi stabilito. Spesso la ricerca in questo campo di conoscenza viene abbandonata perché manca la necessaria perseveranza, oppure perché l’interesse si volge altrove.

Noi siamo invece decisi a proseguire le nostre indagini, dando alle tecniche e alle formule antiche il tempo necessario per dimostrarsi vere. Cominciamo dunque aderendo al primo requisito e cercando di vivere con un atteggiamento mentale più concentrato e praticando ogni giorno la meditazione e la concentrazione.

Se siamo principianti, o possediamo una mente disorganizzata, fluida, mutevole e instabile, iniziamo a praticare la concentrazione. Se siamo intellettuali esperti o abbiamo quella facilità a fissare l’attenzione propria degli uomini d’affari, dovremo solo riorientare la mente verso un nuovo campo di consapevolezza e iniziare la meditazione vera e propria. E’ facile insegnare la meditazione ad un uomo che svolga mansioni direttive e desideri impararla.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 211-16 ed. ingl.)

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