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Introduzione alla meditazione

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Notiziario della BVM 3-2006 Nuovo
Bollettino dei Triangoli
No. 157 -2006
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ALICE A. BAILEY
 
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F. Tecnica di meditazione

Stadi

  1. Assumere una posizione comoda, che consenta di controllare il fisico.
  2. Accertarsi che il respiro sia ritmico e regolare.
  3. Visualizzare il triplice sé inferiore (fisico, emotivo e mentale):
    a) in contatto con l’anima;
    b) come un canale per l’energia dell’anima diretta al cervello tramite la mente. Ora l’apparato fisico può essere controllato dall’anima.
  4. Concentrarsi in modo preciso facendo appello alla volontà. Ciò significa sforzarsi di mantenere la mente fissa su determinate parole, in modo che il loro significato sia ben chiaro nella nostra mente e non solo le parole stesse, o il fatto che stiamo tentando di meditare.
  5. Dire, con attenzione concentrata:
    “Più radioso del sole, più puro della neve, più sottile dell’etere è il Sé, lo Spirito che è in me. Io sono quel Sé. Quel Sé sono io.”
  6. Concentrarsi quindi sulle parole: “Tu, Dio, mi vedi. Non permettere alla mente di allentare la sua concentrazione sul significato, sul contenuto e sulle implicazioni della frase.”
  7. Concludere il lavoro di concentrazione deliberatamente e dire, di nuovo con la mente concentrata sulle idee che sottostanno alle parole, la seguente affermazione finale:

“Vi è una pace che supera ogni comprensione; essa dimora nel cuore di coloro che vivono nell’Eterno. Vi è un potere che fa nuove tutte le cose; esso vive e opera in coloro che conoscono il Sé come uno.”

Questa è certamente una meditazione per principianti. Essa contiene alcuni punti focali attraverso i quali viene svolto un processo di riunione dei pensieri e usato un metodo di rifocalizzazione.

(Ibidem, pag. 228-29 ed. ingl.)

Di solito occorre attenersi ad uno schema di meditazione per parecchi anni a meno che non si abbia già una certa esperienza e, generalmente, anche chi è giunto allo stadio della contemplazione, prova se stesso usando uno schema, per assicurarsi di non ricadere in uno stato emozionale negativo e quiescente.

(Ibidem, pag. 227 ed. ingl.)

Esistono molti altri schemi di meditazione in grado di produrre gli stessi risultati, e molti altri ancora per studenti più progrediti. Vi sono anche schemi di meditazione studiati per produrre risultati specifici in determinate persone, ma è ovvio che non possono essere inclusi in un libro come questo. Qui è possibile solo suggerire una forma di meditazione che si adatti a chiunque e non presenti pericoli.

In tutte queste meditazioni, tuttavia, ciò che più importa è tenere presente che la mente deve essere mantenuta attivamente occupata con idee e non con lo sforzo di concentrarsi. Dietro ogni parola pronunciata e ogni stadio eseguito, deve esservi la volontà di capire e un’attività mentale concentrata su un solo punto.

Nel sesto stadio, dove si cerca di meditare in modo preciso su una successione di parole che velano una verità, il processo non dovrebbe avere nulla di automatico. E’ abbastanza facile indurre in se stessi uno stato di ipnosi con la ripetizione ritmica di alcune parole. Si dice, infatti, che Tennyson giungesse a un elevato stato di coscienza ripetendo il suo nome. Questo non è il nostro scopo. Le condizioni automatiche di trance sono pericolose.

La via più sicura è quella di un’intensa attività mentale, contenuta entro il campo di idee aperto da un particolare “pensiero seme” oggetto della meditazione. Questa attività esclude ogni pensiero estraneo, tranne quelli suscitati dalle parole prese in considerazione.

Al disorientato principiante, che è scoraggiato dalla sua incapacità di pensare in questo modo, Alice A. Bailey dà il seguente suggerimento:

“Immagina di dover tenere una conferenza su queste parole. Pensa di preparare gli appunti da svolgere poi nel discorso. Segui con la mente questo lavoro punto per punto, e scoprirai che saranno passati cinque minuti senza che la tua attenzione abbia divagato, tanto sarà stato il tuo interesse.”

Il metodo sequenziale che abbiamo suggerito offre al neofita una via priva di pericoli. Ne esistono altri che verranno in mente allo studente intelligente. Interi mondi di pensiero sono aperti, dove la mente può spaziare a volontà (notate queste parole) purché siano in rapporto con il pensiero seme e abbiano un sicuro riferimento con l’idea sulla quale cerchiamo di concentrarci. E’ evidente che ognuno seguirà la tendenza della sua mente - artistica, scientifica o filosofica - e questa sarà per lui la linea di minor resistenza.

(Ibidem, pag. 229-32 ed. ingl., adattato)

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