G.
Il metodo di meditazione Raja Yoga
(Consigli
preliminari per coloro che desiderano esplorare
oltre lo stadio iniziale.)
Patanjali
compilò insegnamenti che per molti
secoli e fino al suo avvento erano stati trasmessi
oralmente. Fu il primo a porli per iscritto
ad uso degli studiosi, ed è perciò
considerato il fondatore della Scuola di Raja
Yoga.
La
data della nascita di Patanjali non è
nota e molto si è discusso al riguardo.
I più autorevoli studiosi occidentali
ritengono che sia vissuto per lo più
fra l’820 e il 300 a.C., per quanto
qualcuno lo ritenga posteriore al Cristo.
Ma gli Indù, che possiamo supporre
alquanto informati, propongono date molto
anteriori, persino di 10.000 anni prima del
Cristo…
I
Sutra Yoga sono l’insegnamento fondamentale
della Scuola Trans-Himalayana, cui appartengono
molti dei Maestri di Saggezza, e molti studiosi
ritengono che gli Esseni, e altre scuole di
disciplina mistica e di pensiero, intimamente
connessi con il Fondatore del Cristianesimo
e con i Suoi primi seguaci, si basassero sullo
stesso metodo, e che i loro insegnanti provenissero
da quella grande Scuola.
(La
Luce dell’Anima, pag. xiii ed. ingl.)
Il
primo passo verso questo conseguimento è
la concentrazione, cioè la capacità
di tenere la mente fissa sull’oggetto
prescelto. E’ una delle fasi più
difficili della meditazione e implica di riportare
la mente senza mai desistere sull’“oggetto”
sul quale gli aspiranti hanno scelto di concentrarsi.
Gli stadi della concentrazione sono ben distinti
e possono essere descritti nel modo seguente:
Questo
procedimento eleva gradualmente la coscienza
e permette di passare dalla forma alla vita.
Tuttavia si parte dalla forma, o dagli “oggetti”
su cui concentrarsi, che sono di quattro specie:
1.
oggetti esterni, come immagini sacre, quadri
o forme naturali;
2.
oggetti interni, come i centri del corpo eterico;
3.
qualità, come le virtù, con
l’intento di risvegliare il desiderio
di acquisirle quali parti integranti della
vita personale;
4.
concetti, o idee esprimenti gli ideali che
sottostanno a tutte le forme animate. Essi
possono avere forma di simboli o parole.
(Ibidem,
pag. 243-45 ed. ingl.)
L’aver
riconosciuto che alla concentrazione sono
necessari “oggetti” ha dato origine
al desiderio di immagini, sculture sacre e
quadri. Tutti questi oggetti implicano l’uso
della mente concreta e questo è il
necessario stadio preliminare. E’ una
pratica che conduce al dominio della mente,
affinché l’aspirante possa servirsene
come crede.
Le
quattro specie di oggetti menzionati sopra
rivolgono gradatamente l’aspirante all’interno
di sé e lo rendono capace di trasferire
la coscienza dal mondo fisico all’eterico,
quindi al mondo del desiderio o delle emozioni
e infine a quello mentale delle idee e dei
concetti.
Tale
procedimento, che si effettua nel cervello,
porta l’intero uomo inferiore alla coerente
attenzione concentrata, portando alla concentrazione
di tutte le facoltà mentali. Allora
la mente più non divaga né è
instabile e rivolta all’esterno, ma
completamente “fissa e attenta”…
Questa chiara, calma percezione concentrata
su un oggetto, senza che altri oggetti o pensieri
turbino la coscienza, è molto difficile
da acquisire e, quando può essere mantenuta
per soli dodici secondi, si è già
attuata la vera concentrazione.
La
meditazione non è che lo sviluppo della
concentrazione e nasce dalla facilità
di “fissare la mente” a volontà,
su qualsiasi oggetto specifico. Valgono le
stesse leggi e condizioni che regolano la
concentrazione, e l’unica diversità
tra le due risiede nel tempo.
(Ibidem,
pag. 246-47 ed. ingl.)
