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Introduzione alla meditazione

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Bollettino dei Triangoli
No. 157 -2006
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G. Il metodo di meditazione Raja Yoga

(Consigli preliminari per coloro che desiderano esplorare oltre lo stadio iniziale.)

Patanjali compilò insegnamenti che per molti secoli e fino al suo avvento erano stati trasmessi oralmente. Fu il primo a porli per iscritto ad uso degli studiosi, ed è perciò considerato il fondatore della Scuola di Raja Yoga.

La data della nascita di Patanjali non è nota e molto si è discusso al riguardo. I più autorevoli studiosi occidentali ritengono che sia vissuto per lo più fra l’820 e il 300 a.C., per quanto qualcuno lo ritenga posteriore al Cristo. Ma gli Indù, che possiamo supporre alquanto informati, propongono date molto anteriori, persino di 10.000 anni prima del Cristo…

I Sutra Yoga sono l’insegnamento fondamentale della Scuola Trans-Himalayana, cui appartengono molti dei Maestri di Saggezza, e molti studiosi ritengono che gli Esseni, e altre scuole di disciplina mistica e di pensiero, intimamente connessi con il Fondatore del Cristianesimo e con i Suoi primi seguaci, si basassero sullo stesso metodo, e che i loro insegnanti provenissero da quella grande Scuola.

(La Luce dell’Anima, pag. xiii ed. ingl.)

Il primo passo verso questo conseguimento è la concentrazione, cioè la capacità di tenere la mente fissa sull’oggetto prescelto. E’ una delle fasi più difficili della meditazione e implica di riportare la mente senza mai desistere sull’“oggetto” sul quale gli aspiranti hanno scelto di concentrarsi. Gli stadi della concentrazione sono ben distinti e possono essere descritti nel modo seguente:

  1. scelta dell’“oggetto”;
  2. ritiro della coscienza mentale dalla periferia del corpo, affinché i mezzi di percezione e contatto (i cinque sensi) si acquietino e la coscienza non tenda all’esterno;
  3. coscienza concentrata e mantenuta ferma nella testa, nel mezzo della fronte fra i sopraccigli;
  4. concentrazione della mente e dell’attenzione sull’oggetto prescelto;
  5. visualizzazione o percezione figurata di esso, e ragionamento logico su di esso;
  6. estensione dei concetti formulati, dallo specifico e particolare al generale e universale, o cosmico;
  7. proposito di percepire ciò che sta entro la forma scelta, cioè l’idea che l’ha prodotta.

Questo procedimento eleva gradualmente la coscienza e permette di passare dalla forma alla vita. Tuttavia si parte dalla forma, o dagli “oggetti” su cui concentrarsi, che sono di quattro specie:

1. oggetti esterni, come immagini sacre, quadri o forme naturali;

2. oggetti interni, come i centri del corpo eterico;

3. qualità, come le virtù, con l’intento di risvegliare il desiderio di acquisirle quali parti integranti della vita personale;

4. concetti, o idee esprimenti gli ideali che sottostanno a tutte le forme animate. Essi possono avere forma di simboli o parole.

(Ibidem, pag. 243-45 ed. ingl.)

L’aver riconosciuto che alla concentrazione sono necessari “oggetti” ha dato origine al desiderio di immagini, sculture sacre e quadri. Tutti questi oggetti implicano l’uso della mente concreta e questo è il necessario stadio preliminare. E’ una pratica che conduce al dominio della mente, affinché l’aspirante possa servirsene come crede.

Le quattro specie di oggetti menzionati sopra rivolgono gradatamente l’aspirante all’interno di sé e lo rendono capace di trasferire la coscienza dal mondo fisico all’eterico, quindi al mondo del desiderio o delle emozioni e infine a quello mentale delle idee e dei concetti.

Tale procedimento, che si effettua nel cervello, porta l’intero uomo inferiore alla coerente attenzione concentrata, portando alla concentrazione di tutte le facoltà mentali. Allora la mente più non divaga né è instabile e rivolta all’esterno, ma completamente “fissa e attenta”… Questa chiara, calma percezione concentrata su un oggetto, senza che altri oggetti o pensieri turbino la coscienza, è molto difficile da acquisire e, quando può essere mantenuta per soli dodici secondi, si è già attuata la vera concentrazione.

La meditazione non è che lo sviluppo della concentrazione e nasce dalla facilità di “fissare la mente” a volontà, su qualsiasi oggetto specifico. Valgono le stesse leggi e condizioni che regolano la concentrazione, e l’unica diversità tra le due risiede nel tempo.

(Ibidem, pag. 246-47 ed. ingl.)

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