Introduzione alla meditazione

H. La necessità di attenzione in meditazione

L’energia segue il pensiero

La legge fondamentale di ogni lavoro meditativo è quella formulata secoli fa dai veggenti indiani, che “l’energia segue il pensiero”. Dal regno delle idee (o della conoscenza dell’anima) affluisce energia; … filtra a poco a poco nelle dense menti degli uomini e ad essa possiamo far risalire tutti gli attuali movimenti di avanguardia, tutte le organizzazioni a favore del benessere generale, tutti i concetti religiosi e tutta la conoscenza esteriore delle Cause che producono l’oggettività…

Ogni forma, sia che si tratti di una macchina da cucire, di un ordine sociale o di un sistema solare, può essere definita come la materializzazione del pensiero di qualche pensatore o di un gruppo di pensatori. E’ una forma di lavoro creativo… e l’intero processo si è realizzato con un’energia di un tipo o di un altro. Lo studente di meditazione deve quindi ricordare che ha sempre a che fare con energie, e che queste mutevoli energie avranno un preciso effetto sulle energie di cui egli stesso è composto.

E’ evidente, quindi, che l’uomo che impara a meditare deve cercare di fare due cose.

Primo. Deve imparare a “introdurre” nella sua mente e ad interpretare poi in modo corretto ciò che ha visto e percepito, per trasmetterlo quindi accuratamente e con esattezza al cervello, impressionabile e attento.

Secondo. Deve imparare a conoscere la natura delle energie… contattate ed esercitarsi ad usarle in modo giusto. Eccone un esempio pratico conosciuto da tutti. Siamo mossi dall’ira o dall’irritazione. Istintivamente alziamo la voce. Perché? L’energia emotiva ci domina. Imparando a controllare l’energia dell’espressione verbale, cominciamo a dominare quel particolare tipo di energia emotiva.

In questi due concetti, corretta interpretazione e trasmissione e giusto uso dell’energia, si riassume tutta la storia della meditazione. Appare inoltre evidente quale sia il problema dello studente e la ragione per cui ogni saggio istruttore di meditazione insista con i suoi allievi sulla necessità di usare prudenza e di procedere per gradi.

(Dall’intelletto all’intuizione, pag. 240-42 ed. ingl.)

La necessità di discriminazione

Gli studenti devono imparare a distinguere tra i vari campi di consapevolezza, che possono schiudersi dinanzi a loro con l’accrescersi della loro sensibilità alle impressioni. Esaminiamo in breve alcuni dei fenomeni della mente inferiore, che gli studenti così spesso interpretano erroneamente.

Essi registrano, per esempio, l’estasi di un incontro con il Cristo o con una Grande Anima, che appaiono durante la meditazione e dicono loro sorridendo: “Rallegrati. Stai facendo progressi. Sei un operatore eccellente e la verità ti sarà rivelata”, o qualche altra frase… Che cosa è realmente accaduto? Lo studente ha veramente visto il Cristo?

Dobbiamo qui ricordare l’assioma che “i pensieri sono cose” e che ogni pensiero prende forma… Il potere dell’immaginazione creativa è appena ai suoi inizi ed è possibile vedere proprio ciò che si desidera vedere, anche se non esiste affatto. Il desiderio di progredire e l’arduo sforzo hanno risvegliato o reso cosciente l’aspirante sul piano psichico, il piano della vana immaginazione, del desiderio e delle sue illusorie realizzazioni…

Il mondo dell’illusione pullula di queste forme pensiero, costruite attraverso le età dai pensieri amorevoli degli uomini. Chi medita, opera tramite la sua natura psichica (che per la maggioranza è la linea di minor resistenza), entra in contatto con una di esse, la crede reale e immagina che gli dica tutto ciò che vorrebbe udire… Tutti noi corriamo il rischio di illuderci proprio nello stesso modo quando cominciamo a meditare, se la mente che discrimina non sta in guardia, o se nutriamo aspirazioni segrete ad eccellere in senso spirituale, o soffriamo di un complesso d’inferiorità che va equilibrato…

Ciò che ogni studente di meditazione dovrebbe sempre tener presente è che tutta la conoscenza, tutti gli insegnamenti vengono trasmessi alla mente e al cervello dell’uomo dall’anima; è l’anima che ne illumina la vita. Gli Istruttori e i Maestri della razza operano tramite le anime… Primo dovere di ogni aspirante dovrebbe quindi essere l’esecuzione perfetta della meditazione, del servizio e della disciplina, e non il realizzare un contatto con una grande Anima. E’ meno interessante, ma lo protegge dall’illusione. Se farà così, gli effetti superiori verranno da sé.

Se gli apparisse un’entità superiore a dirgli delle banalità, egli dovrebbe usare lo stesso criterio che lo guida abitualmente nella vita comune se qualcuno gli dicesse: “Il tuo lavoro è molto importante, tu lo svolgi bene. Noi ti seguiamo e ne siamo informati, ecc., ecc”. Probabilmente ne riderebbe, senza interrompere ciò che sta facendo.

(Ibidem, pag. 243-48 ed. ingl.)

…Sembra che il primo mondo che l’aspirante incontri sia quello psichico, ossia dell’illusione. Anch’esso ha la sua utilità e penetrarvi è un’esperienza molto importante, purché avvenga sotto il segno dell’amore e del disinteresse personale, e purché ogni contatto sia vagliato dalla mente discriminante e dal comune buon senso… E’ bene notare quanto si vede e si ode per dimenticarlo fino al momento in cui non si cominci a vivere nel regno dell’anima; allora non interesserà più.

(Ibidem, pag. 253-54 ed. ingl.)

Scritti ispirati

Un altro effetto della meditazione, frequente ai tempi nostri, è l’abbondare di scritti cosiddetti ispirati, che appaiono ovunque con grande scalpore… Emanano da fonti interiori diverse. Sono stranamente simili, mostrano uno spirito amabile e devoto, non dicono nulla di nuovo e si limitano a ripetere ciò che è già stato detto molte volte; sono pieni di affermazioni e di frasi che li ricollegano agli scritti dei mistici o all’insegnamento cristiano; contengono a volte profezie di avvenimenti futuri (si tratta di solito di predizioni terribili e raramente di carattere lieto)…

E’ giusto chiederci come sia possibile riconoscere le opere realmente ispirate del vero conoscitore, dalla quantità di scritti che oggi sommergono la mente del pubblico?

… Le opere veramente ispirate sono del tutto prive di riferimenti personali; in esse risuona la nota dell’amore e sono esenti da odio e pregiudizi razziali; esse trasmettono conoscenze precise e hanno un tono autorevole, perché fanno appello all’intuizione; rispondono alla legge delle corrispondenze e si inseriscono nella situazione del mondo; soprattutto, recano l’impronta della Saggezza Divina e conducono l’umanità in avanti…

I veri servitori della razza umana e coloro che sono giunti in contatto con il mondo dell’anima mediante la meditazione, non hanno tempo per le banalità;… non si curano dell’opinione di alcun essere, sia esso incarnato o disincarnato; cercano solo l’approvazione dell’anima e si interessano in modo vitale al lavoro pionieristico nel mondo. Non fanno nulla per alimentare odio, separazione o paura… Accendono la fiamma dell’amore ovunque vanno; insegnano la fratellanza in tutta la sua inclusività e non un sistema che la limiti a pochi e ne escluda gli altri.

Riconoscono tutti gli uomini come figli di Dio…; non considerano una razza migliore di un’altra, anche se riconoscono il piano evolutivo e il compito riservato ad ognuna di esse. In breve, lavorano a edificare il carattere degli uomini senza perdere tempo a demolire le personalità, o a curarsi delle conseguenze e degli effetti. Operano nel mondo delle cause ed enunciano principi.

(Ibidem, pag. 248-53 ed. ingl.)

Problemi di iperstimolazione

Gli studenti si lamentano spesso di eccesso di stimolazione e di un tale aumento di energia che non riescono a dominare. Affermano che, quando tentano di meditare, hanno tendenza a piangere o ad essere indebitamente inquieti; vivono periodi di attività intensa in cui corrono qua e là servendo, parlando, scrivendo e lavorando… Altri accusano dolori alla testa ed emicranie che appaiono subito dopo la meditazione, o una fastidiosa vibrazione alla fronte o alla gola. Non riescono più a dormire bene come prima.

Sono infatti eccessivamente stimolati… Questi sono disturbi caratteristici del neofita della meditazione e devono essere considerati con ogni cura. In tal caso, trattati nel modo giusto, scompariranno ben presto, ma se trascurati potrebbero aggravarsi. L’aspirante serio e diligente, a questo stadio,… è tanto ansioso di impadronirsi della tecnica della meditazione, da non tener conto delle norme impartite… nonostante ogni avvertimento e qualsiasi cosa gli dica l’insegnante.

Invece di limitarsi allo schema di quindici minuti… l’aspirante cerca di forzare l’andatura giungendo fino a trenta minuti; invece di seguire fedelmente lo schema, congegnato in modo da non richiedere più di un quarto d’ora, tenta di prolungare la concentrazione il più possibile, dimenticando che a questo stadio deve solo imparare a “concentrarsi” e non a meditare. Finisce per cadere in un esaurimento nervoso o in preda all’insonnia, l’insegnante ne viene incolpato e la scienza è considerata pericolosa. Eppure la colpa è sempre soltanto di chi medita. Quando insorge qualcuno di questi disturbi iniziali, la pratica della meditazione deve essere temporaneamente sospesa o rallentata…

Nei tipi mentali, o nel caso di chi ha già una certa disposizione ad “accentrare la coscienza” nella testa, saranno le cellule cerebrali ad essere troppo stimolate e sorgeranno mal di testa, insonnia, senso di tensione, o fastidiose vibrazioni fra gli occhi o alla sommità del capo. A volte una luce accecante, come un lampo improvviso o una scarica elettrica, viene colta a occhi chiusi, sia al buio che alla luce.

In tal caso, la meditazione dovrà essere ridotta da quindici a cinque minuti, o praticata a giorni alterni, fino a che le cellule cerebrali non si siano adattate al nuovo ritmo e allo stimolo maggiore. Non è il caso di preoccuparsene, purché si usi un sano discernimento…

Nei tipi emotivi il disturbo è avvertito soprattutto nella regione del plesso solare. Lo studente diventa propenso all’irritazione, all’ansietà, all’agitazione e, specialmente nelle donne, si può trovare anche una disposizione a piangere facilmente. A volte si prova nausea, dato lo stretto rapporto fra la natura emotiva e lo stomaco, ciò che è dimostrato dalla frequenza del vomito nei casi di shock, di spavento, di emozioni violente. Valgano qui le stesse norme indicate per gli altri casi: buon senso e cautela nella meditazione, la cui durata deve essere ridotta.Ipersensibilità

Potremmo accennare a un altro effetto dell’eccesso di stimolazione. Alcuni si accorgono di divenire ipersensibili. I loro sensi funzionano in modo più intenso e le loro reazioni sono più acute. Essi “assorbono” le condizioni fisiche o psichiche di coloro con cui vivono; si trovano “completamente aperti” ai pensieri e agli umori altrui.

La cura non consiste nel diminuire la durata della meditazione, che può essere proseguita secondo lo schema, ma nel rivolgere un interesse più mentale alla vita, al mondo del pensiero, a soggetti che tendono a sviluppare le facoltà mentali… Ciò si ottiene focalizzando l’attenzione sulla vita e sui suoi problemi. e con una intensa occupazione mentale... Uno sviluppo armonico è sempre necessario e il progresso nella vita dello spirito non deve essere disgiunto dalla preparazione della mente.

(Ibidem, pag. 254-57 ed. ingl.)

Stimolazione sessuale

…Molte persone, specialmente uomini, trovano che la natura animale necessiti di attenzione quando intraprendono a meditare. Scoprono in sé desideri incontrollati, oltre che manifestazioni fisiologiche che procurano loro acuto sconforto e scoraggiamento. Si possono nutrire aspirazioni elevate e grandi impulsi per la vita spirituale, e al tempo stesso avere ancora alcuni aspetti della propria natura non dominati.

L’energia che affluisce durante la meditazione scorre attraverso tutto il meccanismo e stimola anche l’apparato sessuale. Il punto debole viene sempre scoperto e stimolato. La cura in questi casi può essere così riassunta: controllo del pensiero e trasmutazione.

Le dottrine orientali ci insegnano che l’energia, abitualmente impiegata per la vita sessuale, va elevata alla testa e alla gola, specialmente a quest’ultima, in quanto, come abbiamo detto, centro dell’opera creativa. Per esprimerlo in termini occidentali, ciò significa imparare a trasmutare l’energia destinata al processo procreativo o ai pensieri relativi al sesso, utilizzandola nell’azione creativa dello scrittore, dell’artista, o in un’attività di gruppo…

Trasmutare non significa certo la fine di un’attività, o cessare di funzionare su un piano di coscienza qualsiasi a beneficio di uno superiore. Significa utilizzare giustamente i vari aspetti dell’energia, ovunque il Sé ritenga vadano usati, per assecondare i fini evolutivi e collaborare al Piano…

Chi aspira alla vita dello spirito si conforma non solo alle leggi del regno spirituale, ma anche alle usanze legalizzate dei tempi in cui vive. Egli regola quindi la sua vita fisica di ogni giorno in modo che tutti riconoscano la moralità, la rettitudine e la purezza delle sue manifestazioni esteriori. Una famiglia fondata su un rapporto vero e felice fra uomo e donna, sulla fiducia reciproca, la collaborazione e la comprensione, e in cui siano accentuati i principi della vita spirituale, è uno dei più validi aiuti che si possano dare oggi al mondo.

(Ibidem, pag. 259-61 ed. ingl.)

Meditazione sui centri

Sarà bene inoltre… accennare ai pericoli cui vanno incontro molti che rispondono al richiamo di quegli istruttori che propongono “sedute di sviluppo”. Si insegna loro a meditare su uno dei centri di energia, generalmente il plesso solare, a volte il cuore e, strano a dirsi, mai la testa.

Meditare su un centro si basa sulla legge secondo cui l’energia segue il pensiero e produce la diretta stimolazione di quel centro, con il conseguente manifestarsi delle reazioni particolari di cui quei centri focali, sparsi in tutto il corpo umano, sono responsabili. Poiché la maggioranza agisce soprattutto per mezzo delle energie riunite al disotto del diaframma (le energie sessuali ed emotive), tale stimolazione è pericolosissima.

In vista di ciò, perché correre rischi?… Perché non imparare a funzionare come l’uomo spirituale, da quel punto che in modo inconsueto è definito dagli scrittori orientali come “il trono fra le sopracciglia”, e da quel luogo elevato controllare tutti gli aspetti della natura inferiore e dirigere la vita giornaliera lungo le vie del Signore.

(Ibidem, pag. 261-62 ed. ingl.)

Necessità di buon senso

I pericoli della meditazione sono in gran parte insiti nelle nostre stesse virtù, e qui sta gran parte della difficoltà. Essi sono in larga misura i pericoli di una elevata concezione mentale che precorre la capacità dei veicoli inferiori, specialmente di quello fisico denso… la necessità assoluta, per lo studioso di occultismo, è di considerare un forte buon senso come una delle sue qualità basilari, non disgiunto da un felice senso delle proporzioni che induca la debita cautela e l’approssimazione del metodo necessario al bisogno immediato. Perciò, all’uomo che intraprenda senza esitazione il processo della meditazione occulta, direi con la massima concisione:

  1. conosci te stesso;
  2. procedi adagio e con cautela;
  3. studia gli effetti;
  4. coltiva la realizzazione che l’eternità è lunga e che ciò che è costruito lentamente dura per sempre;
  5. aspira alla regolarità;
  6. comprendi sempre che i veri effetti spirituali si devono notare nella vita exoterica di servizio;
  7. ricorda anche che i fenomeni psichici non sono indice di successo nella pratica della meditazione.

Il mondo vedrà gli effetti, e sarà il miglior giudice dello stesso studente. Ma soprattutto lo saprà il Maestro, poiché i risultati sui livelli causali appariranno a Lui molto prima che l’uomo stesso sia conscio di qualsiasi progresso.

(Lettere sulla meditazione occulta, pag. 91-92 ed. ingl.)

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